Cari amici,
mi sembra che nel Governo non ci si renda conto delle conseguenze delle disordinate dichiarazioni in materia economica che provengono ora dall’uno ora dall’altro esponente dei due partiti della coalizione. Così si rischia veramente di innestare una crisi finanziaria. Come si vede dai giornali di stamani le parole del professor Tria non bastano. O entra in campo il Presidente del Consiglio oppure la situazione rischia di precipitare.
Spero che qualcuno nella maggioranza e nel Governo rifletta seriamente sulla situazione.

Molto cordialmente
Giorgio la Malfa

INVITIAMO il presidente del Consiglio a non sottovalutare i rischi che vengono dal ripetersi di dichiarazioni di esponenti del Governo circa il rispetto degli impegni europei in materia di bilancio. Una cosa è presentarsi a Bruxelles con un programma ben formulato, corredato di numeri e di cose concrete, che preveda un temporaneo e limitato superamento dei livelli di deficit pubblico a suo tempo concordati fra l’Italia e la Commissione europea. Ben diverso è sentire un giorno uno dei vicepresidenti del Consiglio dichiarare che non vi sarà limite al deficit per fare gli investimenti in opere pubbliche e il giorno dopo sentire l’altro vicepresidente del Consiglio dichiarare che lo sfondamento vi sarà, ma per introdurre il reddito di cittadinanza. Dichiarano di volere un’Italia che va a testa alta a Bruxelles; rischiano di mandare l’Italia a testa bassa nella crisi finanziaria. Scoppiata la quale non vi sarà spazio né per le opere pubbliche né per il reddito di cittadinanza, ma solo per un governo acciaccato e ammutolito.

A mettere fine a questa impressionante leggerezza non bastano più le parole del ministro dell’Economia che al contrario dei suoi colleghi ripete che l’Italia manterrà i suoi impegni. Troppo forte è il divario di peso politico con i due vicepresidenti del Consiglio. Qualche settimana fa avevamo suggerito al presidente del Consiglio di rivendicare a sé la responsabilità dei documenti di bilancio da presentare in Europa e di anticipare le cifre complessive della spesa manovra lasciando ai ministeri la definizione dei dettagli. Il presidente Conte non ha ritenuto ancora di farlo, a meno che non abbia già dovuto constatare di non averne la forza. Dovrebbe comunque pretendere – e ottenere – il silenzio dei due partiti di governo fino alla presentazione dei documenti di bilancio. È già tardi e molti buoi sono fuggiti (si pensi allo spread) o stanno preparandosi a fuggire. Se Conte parla può ancora tenere le cose sotto controllo; se tace tutto può precipitare.

 


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