Cari amici,
ho scritto stamani un articolo sul Mattino sulle lezioni che dovremmo trarre dalla grande crisi del 2007-2008 e che non stiamo traendo. Nel 1929 il mondo diede come risposta  Keynes e Roosevelt. Oggi solo la Chiesa cattolica alza la sua voce per denunciare le storture del capitalismo sregolato. Nessun altro. E soprattutto non vedo alcun politico che sembri capire la portata di questi problemi. Aggiungo che le istituzioni europee sono state particolare,ente impari rispetto alla crisi. Qualche significato questo deve pur averlo e qualche riflessione va fatta.
Molto cordialmente 
Giorgio La Malfa.

 

Circa 10 anni fa, in seguito a una dissennata politica di prestiti immobiliari rischiosissimi da parte delle banche americane, partiva dagli Stati Uniti una crisi che per qualche mese fece temere il collasso completo del sistema economico mondiale.

Questo esito catastrofico venne fortunosamente evitato, anche per la decisione del governo americano, dopo l’iniziale errore di lasciar fallire una grande banca innestando una crisi di sfiducia generale, di sostenere l’economia a qualsiasi costo attraverso la spesa pubblica e la politica monetaria. Ma il costo della crisi, in termini di disoccupazione, di impoverimento del ceto medio e di aumento delle diseguaglianze sociali, è stato altissimo.

Lo è stato particolarmente in Europa dove sono raddoppiati i tassi di disoccupazione e sono stati necessari 10 anni per recuperare il terreno perso – ma non ovunque. Italia, Spagna, Grecia, Finlandia ed altri Paesi europei ancora scontano le conseguenze della crisi. Scampati al peggio, oggi molti tendono a considerare come un gran risultato il fatto che la crisi non è stata grave come quella del ’29. Ma questo è un modo per chiudere gli occhi e per non trarre alcuna lezione dall’esperienza vissuta…

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