Cari amici,
quello che non riesco ad accettare – anzi dovrei dire che mi indigna – è che si discuta di qualche decimale della manovra economica ma non a) dei contenuti di spesa, b) dell’adeguatezza della manovra rispetto all’obiettivo di dare all’Italia una prospettiva migliore di crescita. Ovviamente le due cose sono collegate strettamente fra loro.
Il Governo Conte sta per produrre una legge finanziaria in assoluta continuità con i governi che lo hanno preceduto e non c’è nessuno che lo  scriva. Ci si appassiona intorno al ministro Tria invece di discutere del fatto che così passo dopo passo l’Italia si avvicina alla crisi del debito pubblico.
Giorgio La Malfa

 

Sembra molto difficile che le nuvole che si addensano sul capo del ministro Tria possano trasformarsi in tempesta e condurlo alle dimissioni.
La ragione è semplice: poiché nessuno può sapere come reagirebbero i mercati a una simile eventualità e il rischio di uno sconquasso è molto alto, alla fine nei due partiti di maggioranza prevarrà la prudenza.

Tria potrà dunque fissare i numeri del deficit per il 2019 al livello che riterrà più opportuno. Non sarà lo 0,9 che la Commissione europea aveva negoziato con il Governo Gentiloni e con il ministro Padoan e forse non sarà neppure l’1,6% che Tria ha dichiarato nei giorni scorsi come la sua linea del Piave. Probabilmente sarà qualcosa in più dell’1,6%, ma non di molto.
Un possibile punto di equilibrio potrebbe essere il 2% che è esattamente a metà strada fra il 3% che è la cifra che in genere citano gli esponenti della maggioranza e lo 0,9% della Commissione Europea.

Inoltre, essendo un po’ più alto dell’1,6 che propone Tria, potrebbe consentire alla maggioranza di dire di avere strappato al ministro delle concessioni importanti. Ma Tria, a sua volta, potrebbe dire alla Commissione Europea che cavarsela con un 1% in più di quello che avrebbero voluto è molto meglio di quello che potevano temere dopo avere letto i risultati delle elezioni italiane.

Insomma, alla fine un compromesso si troverà e sarà più o meno intorno alle cifre sopra indicate. Tria, però, dovrà essere molto accorto nel modo di presentare il risultato. Mentre avrà via libera sul deficit, dovrà evitare di dare l’impressione che è più incline a trovare spazio per le proposte di uno o dell’altro dei due partner: dovrà stanziare cifre equivalenti per il reddito di cittadinanza dei 5 Stelle e per i progetti della Lega. Saranno cifre modeste, perché dovendo impedire l’aumento dell’Iva che costa molti soldi, restano pochissimi margini per il resto. Ma dovranno essere cifre che consentano ai due partiti di dire che le riforme che essi hanno promesso ai loro elettori sono partite. Anche se in realtà non sarà vero.

La vittima designata del modo in cui sembra che si dipani questa storia saranno gli investimenti, che invece dovevano essere la vera novità di un governo deciso a fare crescere più rapidamente l’Italia.
Fare il deficit per alimentare la spesa corrente è un vero spreco di risorse, in perfetta continuità con il passato recente. Ma chi sarà in grado di prendere questa posizione polemica in seno al Governo? Forse solo il ministro degli Affari Europei, che aveva predisposto un piano di investimenti, potrebbe fare rilevare la contraddizione fra propositi ed esiti.

L’Italia viene da anni di crescita economica insoddisfacente e da un lento e progressivo peggioramento del rapporto fra il debito pubblico e il reddito. Se la domanda è: il bilancio del Governo Conte sarà in grado di modificare questa rotta, la risposta è no.
E francamente è un peccato, perché il voto degli italiani era un chiaro invito proprio a un cambiamento di rotta su questo terreno.

 


Archivio

Diritti riservati

© 2018 Giorgio La Malfa - info@giorgiolamalfa.it

- C.F. LMLGRG39R13F205 -

Developed by Cleverage