Le proposte di politica economica contenute nel libro di Renzi aprono un serio problema al governo Gentiloni e le dichiarazioni odierne del ministro dell’’economia Padoan lo confermano. Il governo infatti si preparava – o si prepara – a una negoziazione, non facilissima, ma nemmeno impossibile, con la Commissione europea sul bilancio dello Stato per il 2018 basata sull’’idea, come in tutti questi anni, di chiedere alla Commissione di potere rallentare la riduzione del deficit rispetto alle richieste di Bruxelles. Al cammino suggerito dall’’Europa, il governo avrebbe probabilmente contro proposto una riduzione molto più modesta. Questo gli avrebbe consentito di evitare, nell’anno delle elezioni politiche, di fare dei tagli destinati a suscitare reazioni politiche troppo forti.

Renzi, che pure per tre anni, da presidente del Consiglio, ha seguito esattamente questa strategia, anche se condendola di giudizi polemici con la «burocrazia europea», propone, invece, uno scenario completamente diverso. Renzi non precisa, però, se esso dovrebbe applicarsi alla prossima legislatura o dovrebbe cominciare fin dal bilancio di quest’anno.

Qual è la proposta di Renzi? Per fare ripartire l’’Italia – dice non basta qualche decimale di deficit: bisogna avere il coraggio di smettere con la riduzione progressiva del deficit e farlo risalire al 3% (pudicamente dice al 2,9%) e lasciarlo lì per cinque anni. In questo modo – continua – si recupererebbero circa 30 miliardi di euro che potrebbero consentire finalmente una seria riduzione delle imposte. Naturalmente così facendo l’Italia rifiuterebbe in radice il «fiscal compact» che invece prevede un impegno di azzeramento in tempi brevi del deficit, anche se formalmente rispetterebbe il parametro del 3 per cento originariamente fissato nel trattato di Maastricht.

È evidente che la nuova posizione di Renzi costituisce il riconoscimento che la strategia di questi anni seguita dal suo governo non ha funzionato. Egli infatti aveva accettato il percorso di riduzione del deficit chiesto dall’Europa limitandosi a negoziare una minore rapidità di rientro, ma questo non aveva consentito di fare uscire l’economia italiana dalla crisi. Ora Renzi lo ammette indirettamente, proponendo una politica molto più espansiva e afferma che senza una forte ripresa della crescita non vi è nessuna possibilità di affrontare il problema del debito pubblico italiano. Si tratta di osservazioni che su questo giornale sono state ripetute molte volte negli ultimi tre anni ed alle quali il governo ha sempre risposto che la strategia che essi seguivano consentiva di realizzare insieme il percorso di rientro della finanza pubblica richiesto dall’’Europa e la ripresa dell’economia italiana. Il nostro Paese è obbligato dai Trattati ad azzerare il forte disavanzo pubblico

 


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