“La mia prima volta è stata nel 1967, 50 anni fa”. A celebrare le nozze d’oro con l’Assemblea Annuale della Banca d’Italia è Giorgio La Malfa, ex deputato, ministro e segretario del Partito Repubblicano. La prima volta che è entrato a Palazzo Koch era solo un laureato (ma già con due lauree, precisa).

Com’erano allora le Considerazioni finali?
“La lettura della Relazione avveniva un clima di religioso silenzio, tant’è vero che Raffaele Mattioli la chiamava “la messa cantata”. Tutti infatti la seguivano sullo spartito, si sentiva il frusciare delle pagine. Carli aveva un modo di parlare impressionante, gelido autorevolissimo, sembrava Buddha. Era uno straordinario conoscitore dei sistemi monetari internazionali, ai quali dedicava la parte più lunga della relazione”.

Lo stile di Baffi invece?
“In Baffi si sentiva una tensione etica fortissima. Ma subì la ferita terribile inferta dalla magistratura nel 1979: Sarcinelli fu arrestato, il governatore fu messo sotto accusa. L’inchiesta finì nel nulla ma la Banca d’Italia fu colpita lo stesso”.

Un momento critico c’è stato anche con Fazio.
“Fazio si trovò a fronteggiare le grandi crisi bancarie e le decisioni sull’euro. Aveva moltissime riserve sulla partecipazione dell’Italia alla moneta unica, dubbi che io condividevo. È stato costretto alle dimissioni ma non aveva torto”.

E oggi?
“Oggi le decisioni importanti vengono prese a Francoforte e quindi la Banca d’Italia è diventata solo una parte del meccanismo internazionale. Un ruolo ben diverso rispetto a quando aveva in mano metà della politica economica del Paese, a cominciare dal tasso di sconto. Però è la prima volta che la Banca d’Italia subisce un attacco talmente forte che il governatore ha ritenuto di dover rispondere direttamente alle critiche”.

Cosa l’ha colpita di più, l’attacco o il fatto che il governatore Visco abbia deciso di rispondere direttamente?
“Il governo ha messo in dubbio la capacità della Banca d’Italia di svolgere il proprio mestiere, cioè la vigilanza.

Ha fatto bene il governatore a dire “questo è quello che abbiamo fatto noi, questo è quello che non avete fatto voi”. Ma denota un cambiamento di stile perché in passato il governo non ha mai polemizzato con la Banca d’Italia. Si sarebbe aperta una crisi”.

 


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