Cari amici,
non è affatto vero che l’Italia sotto il governo 5 stelle-Lega si allontana dalle sue tradizionali posizioni di politica estera: è stato così molte alter volte nel corso degli anni. Non ci schierammo fra i militari argentini e l’Inghilterra sulle Falkland; avemmo dubbi sull’attacco a Saddam Hussein; abbiamo guardato con simpatia a Milosevic, preferiamo Putin alla NATO…In sostanza le forze politiche italiane tendono più a vedere le ragioni degli avversari delle democrazie occidentali che non quelle di queste ultime.
Ovviamente è una tradizione che mi fa orrore, come mi fa orrore questo governo che infliggerà al Paese dei costi terribili. Bisogna auspicare che esso cada o che nelle prossime elezioni i partiti che lo compongono abbiano una battuta di arresto.

Molto cordialmente
Giorgio La Malfa

 
Un esponente dei 5 stelle ha dichiarato che in passato l’Italia si è sempre allineata alla politica estera altrui e oggi finalmente sul Venezuela fa da sola. Per la verità, che il 5 stelle lo sappia o meno, non è così. Abbondano i precedenti in cui l’Italia ha preso posizioni difformi dai Paesi con cui siamo alleati nella Nato o con cui partecipiamo all’integrazione europea.

Non sono i 5 stelle i primi a essere sensibili alle ragioni dei tipi alla Maduro. Al tempo della guerra delle Falkland, una grossa fetta del mondo politico italiano era a favore dei militari argentini contro l’Inghilterra e quindi ci sfilammo. Anche Saddam Hussein, il dittatore iracheno, aveva fior di sostenitori a destra e a sinistra.

Come il serbo Milosevic. Come oggi Putin. Una parte delle forze politiche italiane sembra diffidare più delle democrazie che dei loro nemici. La novità non è la posizione del governo Conte; forse lo sarebbe la posizione opposta. La non ingerenza è sempre l’argomento di chi vuole che l’Italia si discosti dagli alleati. Ma nel caso del Venezuela la questione della non ingerenza è superata perché è in atto uno scontro fra un Parlamento eletto liberamente e un Governo frutto di elezioni rese dubbie dal sospetto di brogli e di violenze.

Il paese è in una situazione potenziale di guerra civile. Due gruppi contrapposti rivendicano una legittimazione democratica. La comunità internazionale non può non scegliere: o è con gli uni o con gli altri. Ha ragione il presidente della Repubblica a ricordare che abbiamo il dovere di scegliere una prospettiva democratica. Il Governo si smuoverà? È difficile perché c’è un problema interno alla coalizione. Dopo pochi mesi è ormai evidente che Lega e 5 Stelle sono incompatibili. Possono avere un comune interesse a spartirsi il potere.

Ma hanno posizioni totalmente diverse. Sulla Tav parlano due lingue contrapposte, così sulla messa in stato di accusa del ministro dell’Interno. Sulla questione del Venezuela la Lega condivide le posizioni occidentali, i 5 stelle quelle della Russia. Non prendere posizione non è una scelta: è l’espressione di una paralisi. Un Governo paralizzato è un governo morto.

Fra i due partiti è la Lega che deve constatarlo. I 5 stelle possono sopravvivere alle contraddizioni; un partito che aspira a essere il perno di un futuro governo no! Se farà finta di niente, pagherà il prezzo più alto. Ma soprattutto lo farà pagare all’Italia.

 


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