Che percezione netta di un cambiamento, di una vera e propria svolta, vi sarebbe oggi nel Paese se i Cinquestelle e la Lega, i due partiti spinti al governo nelle ultime elezioni da un fortissimo desiderio degli italiani di voltare pagina, avessero comunicato fin dal primo giorno che con il loro avvento era finita la stagione dello spoils system , cioè della lottizzazione degli incarichi in seno alla maggioranza e dell’impossessamento da parte dei partiti politici delle posizioni di vertice del settore pubblico.

Che senso di sollievo se avessero annunciato di voler valutare i dirigenti pubblici, confermandoli se avevano fatto bene o sostituendoli, in caso contrario, mediante una processo di selezione trasparente e condotto con rigore. E che delusione deve cominciare a circolare fra i loro elettori nel vederli applicare con tanta disinvoltura criteri di lottizzazione contro i quali si erano battuti fino al giorno prima delle elezioni.

Tra l’altro i due partiti usano lo stesso argomento con cui è sempre stata giustificata la lottizzazione: la necessità di avere al vertice della macchina pubblica dirigenti «leali» al programma e all’azione dei partiti che li nominano, inconsapevoli che l’annuncio di questi orientamenti immette nel corpo della burocrazia una tossina che sarà difficile eliminare: se più dei risultati conta la fedeltà, il servilismo diventerà il solo comportamento premiante, così distruggendo definitivamente la qualità della pubblica amministrazione che dovrebbe essere, come prescrive la Costituzione, al servizio di tutti i cittadini e non di chi comanda pro tempore.

Essi soffrono della stessa illusione dei partiti che li hanno preceduti che, mettendo le mani sui gangli vitali del potere, si consolideranno le loro fortune elettorali, dimenticando che proprio le ultime elezioni hanno mostrato che se anche nomini tutti i vertici dello Stato, delle regioni e di buona parte degli enti locali, come era avvenuto al Pd in questi anni, nulla impedirà agli elettori di infliggere una bruciante sconfitta.

Dunque, una partenza deludente e soprattutto un’occasione perduta.

 


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