All’indomani di una tragedia come quella di Genova che non doveva in alcun modo accadere, è assolutamente comprensibile che si possa concludere che non si possono lasciare taluni servizi pubblici nelle mani di concessionari privati. Il profitto è un fattore di efficienza, ma nel campo della sicurezza, la priorità non può essere questa. Se però, andando oltre le dichiarazioni giornalistiche, il governo pensa davvero a un’ampia nazionalizzazione di uno o di molti settori privatizzati negli anni ’90, allora bisogna che disponga con chiarezza le carte sul tavolo e risponda a due domande essenziali.

La prima nasce dalla storia passata. Le privatizzazioni non sono state una scelta ideologica con cui si è voluto privilegiare il privato rispetto al pubblico: furono uno stato di necessità. Fino all’inizio degli anni ’60, le imprese pubbliche italiane avevano funzionato bene e furono uno dei fattori di successo della ricostruzione e poi del miracolo economico. L’Iri, il principale ente di gestione, era un gioiello. Ma dalla fine degli anni ’60, il quadro degenerò rapidamente. Il sistema pubblico ha cominciato a macinare perdite immense: Iri, Enel, Efim, Egam, Poste, Ferrovie, Anas, eccetera divennero un pozzo di perdite senza fondo per coprire le quali si stanziavano fondi destinati sulla carta a investimenti che in realtà andavano a coprire perdite già accumulate e ne consentivano di nuove.

All’inizio degli anni ’90 il governo Ciampi dovette prendere atto che il bilancio dello Stato non era più in condizione di reggere tutto questo. O si lasciava fallire Iri, Enel e le altre, o se ne vendevano a pezzi le parti meno deteriorate. Questa è la storia. Se oggi il governo vuole percorrere la strada al contrario deve spiegare come garantire che questo non possa ripetersi. In secondo luogo una rinazionalizzazione costa, anche volendo pagare poco. La domanda è: quanto costa? Chi ha fatto i calcoli? E vale la pena di usare così le risorse del bilancio o vi sono destinazioni più urgenti e necessarie? Mi sembra che siamo lontani da questa fase della discussione, Solo davanti a un progetto ben articolato se ne potrà riparlare. Questo vale per tutti.

 


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