Cari amici,
non credo si possa sottovalutare la gravità delle posizioni prese da questo Governo sulla Banca d’Italia. Esse confermano che l’attuale maggioranza esprime  una concezione del potere politico come un potere assoluto in quanto contestato dal voto popolare che non tollera e non riconosce alcuna sfera autonoma di responsabilità né nella burocrazia (vedi gli attacchi ai funzionari del Tesoro), né a enti pubblici che operano secondo le leggi, come appunto la Banca d’Italia, ma anche l’ISTAT, l’istituto superiore di Sanità e così via.
Bisogna che la resistenza a questa deriva divenga più aperta e più netta.
Nell’articolo che vi accludo ho espresso la speranza che dentro i due partiti di governo vi possa essere una presa di coscienza di questi problemi.
Molto cordialmente
Giorgio La Malfa

 

Abyssus invocat abyssum – come dice la Bibbia. Giovedì in Consiglio dei ministri i 5 Stelle hanno scatenato una gazzarra contro la conferma del vicedirettore della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini, proposta dal Consiglio superiore della banca in base alle procedure di legge.

Il Consiglio dei ministri deve essere ‘sentito’ su questa proposta ma un’eventuale opposizione deve avere solide e documentate ragioni. Signorini in alcune audizioni parlamentari ha sostenuto sulla base dei dati di cui la Banca dispone che le misure della legge finanziaria non avranno alcun impatto favorevole sull’economia italiana. È questa la ragione? In Consiglio dei ministri contro la presa di posizione dei 5 Stelle hanno reagito sia il ministro Tria sia il sottosegretario leghista Giorgetti.

Ma oggi Salvini, evidentemente preoccupato di lasciare agli alleati il primato della demagogia, ha rincarato la dose. Il problema non è il dottor Signorini, ma tutta la Banca d’Italia e, per buona misura, anche la Consob lasciata, peraltro senza presidente dall’attuale governo per cinque mesi tanto essi giudicano importante il suo compito! Così i cattivi comportamenti degli uni suscitano i pessimi comportamenti degli altri, in una corsa al peggio che sembra inarrestabile. Gli osservatori concordano sul fatto che l’economia italiana è di nuovo in una crisi molto profonda.

Il governo dovrebbe discutere il da farsi per fare ripartire l’economia. Di questo non c’è traccia in seno all’esecutivo. È ormai chiaro che il governo Conte si fonda su un patto sostanziale fra Lega e 5 Stelle che prevede la collaborazione dei due partiti nella ricerca di tutti i vantaggi in termini di occupazione del potere e la piena libertà di continuare a coltivare, in barba alle responsabilità di governo, il consenso elettorale costruito quando ciascuno di essi stava all’opposizione.

Ci dovrà pure essere in questi partiti qualcuno che si vergogni di questa deriva malsana.

 


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