Cari amici,
durante la crisi di governo mi è stato chiesto insistentemente di rilasciare delle dichiarazioni su Paolo Savona. Ho evitato di farlo perché c’era il rischio di strumentalizzazioni di vario genere. Ora che il Governo è partito (anche se mi sembra che vi siano degli equivoci di fondo fra i due partner che peseranno molto sulla navigazione) ho scritto un breve articolo nel quale, utilizzando le cose scritte da Paolo nel suo libro più recente, ho indicato come penso vorrà impostare la trattativa con l’Europa. Ho anche aggiunto che la sua impostazione è tale da non favorire una gestione “allegra” della finanza pubblica. La sua presenza quindi è anche una garanzia da questo punto di vista.
Molto cordialmente
Giorgio La Malfa

Ora che il governo è nella pienezza delle sue funzioni, vale la pena di puntualizzare le idee di Paolo Savona che è una delle personalità di spicco del Gabinetto. Savona, che è un economista di grande valore ed ha scritto molti articoli e libri sull’Europa e sull’euro. Ciò che pensa è spiegato bene in un libro edito in questi giorni da Rubbettino («Come un incubo e come un sogno»). Da qui si può partire per comprendere l’indirizzo che vorrà dare alla politica europea del governo.

«Non ho mai chiesto di uscire dall’euro», è il primo punto fermo contro le deformazioni polemiche di questi giorni. Ma questo non vuol dire che la moneta unica non può essere analizzata e messa in discussione. Ed è il secondo punto fermo. Lo stesso Carlo Azeglio Ciampi, il cui europeismo era indiscutibile, diceva che l’unione monetaria era «zoppa» e cioè che se non la si modificava essa avrebbe accentuato le distanze fra le regioni forti e le regioni deboli dell’euro-area. Come è avvenuto. Se è così, bisogna negoziare il cambiamento delle regole e i Paesi dell’Unione debbono sapere che non possono solo dire dei no. Ecco che cosa significa un piano alternativo.

La forza della posizione di Savona – ed è quello che preoccupa molti in Europa – è che egli non chiede cose diverse non previste nei Trattati: chiede che l’Unione Monetaria rispetti l’articolo 3 del Trattato di Lisbona, rispetti cioè la Costituzione europea. Dice l’articolo: «L’Unione si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi; su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva che mira alla piena occupazione e al progresso sociale… Essa promuove la coesione economica sociale territoriale e la solidarietà fra gli Stati membri». Qualcuno può sostenere in Europa che l’euro abbia funzionato in modo da realizzare il dettato di questo articolo? Che ci sia stata e ci sia la solidarietà? Dunque le proposte che l’Italia avanzerà sono in linea con la Costituzione europea fino ad oggi non rispettata. E con quale atteggiamento deve andare l’Italia in Europa? «Ritengo – scrive Savona – che uscire dall’euro comporti difficoltà altrettanto gravi di quelle che abbiamo sperimentato e sperimenteremo per restare».

In altre parole, l’Italia che vuole negoziare duramente con l’Europa e con la Germania deve avere programmi e prendere impegni seri. Savona sa che questa è la posta in gioco. Lo sanno il governo e la maggioranza?

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