Cari amici, il Mattino mi ha chiesto un articolo sul caso “Moro”. Ho cercato di ricordare quale furono le nostre impressioni in quei giorni.
Giorgio La Malfa
La trattativa
Del tutto vano sperare di liberarlo, lo Stato avrebbe perso legittimità
La riflessione

In Parlamento, nei giorni e nelle settimane successive al rapimento dell’onorevole Moro e all’uccisione degli uomini della sua scorta, i giorni si consumavano nell’attesa spasmodica dei comunicati delle Br e nello stillicidio delle lettere dal «carcere», mentre progressivamente veniva meno la speranza che le indagini di Polizia avessero qualche risultato e infuriava la discussione logorante fra chi rifiutava ogni negoziato con i terroristi e chi invece riteneva la vita di Moro valesse qualunque contropartita.

In quei giorni vi furono tre sensazioni dominanti. Può valere la pena ricostruirle, separando il poco che si sapeva, o si poteva immaginare allora, da quello che si è appreso in tempi successivi.
Anche se, a distanza di 40 anni, la verità piena sul caso Moro non c’è ancora. La prima sensazione fu che, nonostante il terrorismo fosse ormai da molti anni una presenza costante nella vita italiana, gli apparati dello Stato era stati colti totalmente impreparati rispetto all’ultimo e più drammatico attacco. E soprattutto che essi brancolassero nel buio, privi di metodo nelle indagini, ma anche disorientati sul modo di condurla.

Che ci fosse anche una volontà di non riuscire a trovare una pista allora sembrava inconcepibile, anche se quando, nel 1981, emersero gli elenchi della Loggia P2 e si vide che tutti i vertici dei servizi segreti e buona parte dei vertici delle forze armate erano infestate di personaggi di quel mondo, dovemmo cominciare a pensare che nel caos di quelle settimane ci fosse anche la volontà politica di una parte degli apparati di sicurezza di lasciare Moro nelle mani dei terroristi.

La seconda sensazione, questa nettissima, almeno nel Pri che era il mondo di cui facevo parte, è che dietro il sequestro non vi fosse solo un gruppo di terroristi, ma una mente politica. In seguito qualcuno dei brigatisti arrestati dichiarò che la scelta del sequestro era caduta su Moro perché egli era protetto poco e male a differenza, ad esempio, dell’allora presidente del Consiglio, Andreotti.

A noi sembrava allora – e lo penso ancora oggi – che la scelta di Moro non fosse stata casuale…

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