Cari amici,
letta con attenzione l’intervista di ieri del ministro Tria  al 24 Ore, ne ho ricavato l’impressione che il ministro sottovaluti i problemi cui andrà incontro nei prossimi mesi. Sostanzialmente ha scelto la linea della continuità rispetto a Padoan, ma non mi sembra che valuti a sufficienza che le condizioni non sono più le stesse. Intanto  termina il QE della BCE. In secondo luogo i mercati finanziari sono in uno stato di nervosismo sia perché ovviamente leggono le dichiarazioni di vari esponenti della maggioranza che suonano musiche diverse, sia perché c’è una campagna dei vecchi ambienti di maggioranza che in fondo spinge verso la crisi.
 
Nell’articolo del Corriere aveva scritto che il  Governo doveva proporre un quadro meno asfittico della manovra e che il presidente del Consiglio avrebbe dovuto prendere in mano l’impostazione di politica economica con un documento di inquadramento dei propositi del Governo. Non mi sembra, dalle cose che ha detto ieri,  che Conte se la senta: così lascia sulle spalle di Tria un compito molto difficile.  
A  confondere infine quest’ultimo vi sono i  complimenti che gli vengono dagli esponenti del vecchio regime che sperano soltanto in una crisi politica della maggioranza per ritrovare un ruolo. Cioè mentre le nuvole si addensano, non si fanno i preparativi indispensabili a difenderci. Spero che la mia analisi sia viziata da un pessimismo eccessivo.
Molto cordialmente 
Giorgio La Malfa

 

Mi sembra che si possa dire, alla luce di una serie di dichiarazioni e di interviste recenti, fra cui quella di ieri sul Sole 24Ore, che il ministro dell’Economia abbia ormai scelto una strada e ad essa intenda attenersi sulle grandi cifre del bilancio dello Stato. Sostanzialmente il professor Tria sembra voler dare il senso ai mercati ed alle istituzioni europee che il Governo Conte non si discosterà, nelle grandi cifre contabili, dalla linea di condotta del suo predecessore Padoan limitandosi soltanto a modificarne in parte i contenuti. Come i lettori ricordano, l’impostazione di Padoan era stata di ricavare, nell’ambito di un’adesione sostanziale ai programmi di riduzione del deficit pubblico richiesti da Bruxelles all’Italia, ai margini finanziari di qualche consistenza sia per evitare gli aumenti dell’IVA, sia per dare qualche sostegno economico alla ripresa. I risultati di queste politiche sono stati modesti sul piano della ripresa economica e insussistenti per quanto riguarda la riduzione del peso del debito pubblico. Ma l’Italia ha evitato momenti di tensione finanziaria sui mercati.

Il ministro dell’Economia, nelle sue dichiarazioni, sembra non discostarsi da questa linea: egli ha dichiarato che perseguirà i programmi si riduzione del deficit convenuti con Bruxelles e ricercherà nel bilancio e negli accordi con le istituzioni europee dei margini per impedire, gli aumenti dell’IVA e per finanziare qualche intensificazione degli investimenti pubblici ed anche per segnalare che le due proposte di politica economica dei Partners del Governo, – la riduzione fiscale e il reddito di cittadinanza – pur non venendo perseguite in misura sostanziale, saranno almeno simbolicamente presenti nelle prospettive di medio tempo del Governo.

Può darsi – e dall’esterno delle stanze del Governo non lo si può sapere – che i dati sui movimenti di capitale, sugli orientamenti dei grandi investitori internazionali e sull’evoluzione dei fabbisogni di finanza pubblica non lascino all’attuale ministro dell’Economia altra scelta. E tuttavia l’impressione è che questa politica sia basata su un’illusione e cioè che questa specie di continuità sia sufficiente ad assicurare un percorso privo di incidenti. Ci si può augurare che sia così, ma non si possono non segnalare al ministro alcune differenze rispetto alla situazione procedente che accentuano i rischi e le nubi sul futuro. Tre in particolare. Negli anni passati il ministro Padoan ha avuto il beneficio di agire sotto la protezione del programma di Quantitative Easing della Banca Centrale Europea che assicurava una consistente domanda di titoli del debito pubblico italiano da parte del Sistema delle Banche Centrali. Questo riduceva però di tanto la necessità di ricorrere ai mercati. Attualmente il Quantitative Easing è dimezzato rispetto agli inizi e cesserà del tutto (salvo il riacquisto dei titoli in scadenza) a fine anno. Gli stessi fabbisogni potrebbero dare luogo a situazioni in cui il loro collocamento richiederà tassi di interesse più consistenti.

In secondo luogo, i programmi delle due forze di Governo ponevano e pongono richieste finanziarie molto più consistenti di quelle dei Governi precedenti, con il rischio che il rumore di fondo dell’insoddisfazione verso il ministro dell’Economia – che è un tratto inevitabile di situazioni come quelle che l’Italia vive da molti anni – sia assai più percepibile dai mercati. Infine va detto che c’è nel Paese un’opposizione  molto aspra contro la coalizione che si è formata dopo le elezioni. Lo scontro politico è sempre stato molto forte in Italia, ma Padoan non ha mai dovuto fronteggiare editoriali come quelli di due noti economisti conservatori che nel preconizzare difficoltà future sui mercati in qualche modo le alimentano.

Ma il problema è più ampio. Il fatto è che manca del tutto un quadro di riferimento complessivo dell’azione del Governo. Un quadro di questo genere dovrebbe – o forse avrebbe già dovuto – essere posto alla base della definizione delle grandezze della finanza pubblica. Non si sa a quale tasso di sviluppo dell’economia italiana punti il Governo Conte, con quali strumenti e come questi obiettivi si colleghino agli impegni dell’Europa. Continua cioè una specie di navigazione giorno per giorno che è stata lite-moti dei governi degli ultimi anni e di cui la crescita insoddisfacente dell’economia italiana è stata la conseguenza. Perché crescono più di noi tutti i paesi dell’area dell’euro? Quali sono le politiche che l’Italia dovrebbe “imitare”? Quali le nostre soluzioni? La scelta della continuità è la scelta di un andamento mediocre dell’economia italiana. In un mare che rischia di farsi turbolento, è troppo poco per essere tranquilli.

 


Archivio

Diritti riservati

© 2011 Giorgio La Malfa - info@giorgiolamalfa.it

Developed by Cleverage